L’orologio biologico influisce sulle prestazioni sportive

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L’orologio biologico influisce sulle prestazioni sportive

Gli atleti sono più efficienti a seconda dell’ora del giorno in cui affrontano una competizione sportiva e le le loro prestazioni possono variare anche del 26% in base a uno studio condotto da Roland Brandstaetter e Elise Facer-Childs dell’università di Birmingham e pubblicato sulla rivista Current Biology.

La ragione risiede nel ritmo circadiano, l’orologio biologico caratterizzato da un periodo di circa 24 ore ma molto variabile da un video all’altro, meccanismo fisiologico ormai noto ma non abbastanza approfondito a livello scientifico.

I ricercatori inglesi hanno utilizzato un nuovo test per caratterizzare i fenotipi circadiani di 121 atleti, appositamente studiato per determinare i parametri sonno/veglia e valutare le prestazioni in allenamento e in gara. Hanno così suddiviso gli atleti in tre tipologie di persone: i “mattinieri”, che entrano subito in azione al mattino presto, i “dormiglioni” che mano alzarsi tardi e hanno le prestazioni migliori al pomeriggio e alla sera e gli “intermedi” tra i due fenotipi precedenti.

Brandstaetter e Facer-Childs hanno poi scelto 20 atleti in rappresentanza delle tre tipologie precedenti e hanno approfondito le loro sperimentazioni; in tutti i casi si è trattato di giocatori di hockey di medio o alto livello, dall’età di circa vent’anni.

In particolare, gli atleti scelti sono stati sottoposti al test della Navetta di Léger, o bleep test, in cui veniva chiesto loro di correre tra due coni posti alla distanza di una ventina di metri l’uno dall’altro secondo cadenze variabili e ritmi crescenti.

Eseguito in sei diversi momenti della giornata, il test ha fornito risultati molto variabili per lo stesso atleta: i mattinieri hanno ottenuto le prestazioni migliori intorno alle 13 (dalle sei alle otto ore dopo il risveglio) e i dormiglioni alla sera, dalle 19 alle 22 (dalle 10 alle 12 ore dal risveglio). Inoltre, come si diceva, il divario tra la performance migliore e quella peggiore di ogni atleta è stato di circa il 26%.

Come fa notare Brandstaetter, << se una differenza dell’uno per cento in una prestazione sportiva può corrispondere a quella tra il primo e il quarto posto in una gara di corsa sul cento metri e influenzare, dunque, l’assegnazione di una medaglia d’oro alle olimpiadi, immaginate cosa può comportare una differenza percentuale del 26% >>.

Lo studio suggerisce nuovi percorsi nella preparazione fisica alle competizioni sportive, in quanto l’orologio biologico dell’atleta può variare nel tempo in base alle abitudini ed è allenabile e modificabile nel tempo.

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